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Donne e lavoro | Le opportunità che offre la rivoluzione digitale a chi sa adeguarsi alla nuova flessibilità

A distanza di un giorno dalla Festa Internazionale della Donna si sta celebrando da qualche tempo un altro avvento, quello della tecnologia 4.0 nel mondo del lavoro. Le donne e i giovani possono farsi strada nella giungla della precarietà con l’aiuto dei strumenti che apporta la rivoluzione digitale

 

 Occupazione e mondo del digitale | Segnali favorevoli per donne e giovani

La tecnologia nel mondo del lavoro non spaventa più come prima. Adesso, grazie ai numerosi posti di lavoro che crescono ogni giorno nel settore del digitale, il lavoratore precario si affaccia con meno timore nel mercato dell’occupabilità. Anche chi non ha una laurea, requisito previdenziale in genere per chi si candida come lavoratore 4.0, ora può contare su le opportunità che offre questa nuova struttura del lavoro. In Europa come Italia, la tecnologia ha creato flessibilità, che prevede una maggiore precarietà ma anche una gestione più liquida dell’impegno lavorativo.

L’osservatorio Startupper’s Voice ha evidenziato il fatto che oggi il 40% percento delle start up italiane non è riuscito a trovare figure adatte ai profili professionali ricercati nel settore del digitale

Come confermano i recenti dati Ocse, la rivoluzione digitale avrà un impatto molto potente su tutte le tipologie di lavoratori, ma in particolare su alcune categorie che finora hanno combattuto con le magagne di un lavoro troppo “flessibile” e che ora vedranno ribaltarsi questa condizione in favorevole: i giovani e le donne. L’osservatorio Startupper’s Voice ha evidenziato il fatto che oggi il 40% percento delle start up italiane non è riuscito a trovare figure adatte ai profili professionali ricercati, ovviamente nel settore del digitale. Nel rapporto Ocse Going Digital: the future of work for women, la flessibilità sarà un alleato valido nel lavoro delle donne. Flessibilità significa maggiore autonomia nella scelta di luoghi e orari di lavoro e una diminuzione del divario retributivo tra uomini e donne laddove esiste questa opportunità. Unico neo: aumento della precarietà e una scissione meno netta tra vita privata e lavoro.

Con l’avvento di nuovi strumenti per lavorare se ne introducono altri che ammortizzano la disoccupazione creata nel breve termine, come l’abbassamento dei prezzi di beni e servizi grazie alla collaterale diminuzione dei costi di produzione

L’automazione tra i protagonisti della rivoluzione digitale

Per quanto riguarda il tanto temuto mostro dell’automazione, che vede protagonista l’Intelligenza Artificiale, non ci saranno invece particolari deflessioni nel tasso di occupazione tra le donne. Questo, ovviamente vale anche per tutte le altre categorie di lavoratori. Come spiega il rapporto Ocse, la tecnologia si adegua alle abitudini umane più lentamente di quanto si possa immaginare. Con l’avvento di nuovi strumenti per lavorare se ne introducono altri che ammortizzano la disoccupazione creata nel breve termine, come l’abbassamento dei prezzi di beni e servizi grazie alla collaterale diminuzione dei costi di produzione. Insomma, si tratta di un meccanismo già rodato nel corso dei secoli che porterà a nuovi equilibri.

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Se la rivoluzione digitale sarà gestita in maniera efficiente dalle politiche coinvolte, sarà una vera e propria rivoluzione anche nel mondo del lavoro al femminile

I benefici nel lungo periodo | Opportunità nel mondo del lavoro al femminile

Anche le mamme di adesso potranno ringraziare l’IT Technology, perchè chi nascerà in questo millennio potrà avere nei prossimi venti anni enormi benefici dalle tecnologie sperimentate ora dal lavoro digitale, in termini di tasso di occupazione e qualità dell’ambiente lavorativo. Il 65% dei bambini che inizia ora un percorso scolastico svolgerà dei lavori che oggi non esistono. Se la rivoluzione digitale sarà gestita in maniera efficiente dalle politiche coinvolte, sarà una vera e propria rivoluzione anche nel mondo del lavoro al femminile, in modo tale da promuovere l’integrazione delle nuove tecnologie nella quotidianità della lavoro e fare in modo che questa risulti un’opportunità per tutti, uomini, donne e soggetti svantaggiati. Nel frattempo, ogni donna, nel suo piccolo, può iniziare a guardare con occhi fiduciosi il futuro che ci daranno le macchine.

 

 

 

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La Transizione Ecologica guida la Green Economy | Da Giraud a Macron nuove prospettive per il futuro dell’economia sostenibile

La crisi mondiale che ha colpito i consumi ha messo a dura prova il sistema economico attuale. Tra gli obiettivi della Green Economy c’è la Transizione Ecologica, che guida le potenze economiche verso un riforma epocale e ristabilisce un equilibrio nello sfruttamento delle risorse ambientali

 

 L’economia verde non decolla tra le priorità dell’Europa | L’ecologia e il paradigma del modello economico attuale

La Green Economy stenta a prendere piede in Europa e tra le potenze economiche occidentali. La rivoluzione verde, nonostante i buoni propositi messi in piazza alle reunion del consiglio europeo, non decolla. Perchè pare che gli interessi del modello economico attuale, in cui vige il paradigma “più risultati con meno sforzi” non collimino con quelli ecologici, in cui i benefici e i vantaggi devono essere necessariamente distribuiti in maniera equa, perchè l’ambiente è un organismo che non consente né vinti, né vincitori, solo attori che interpretano ruoli a rotazione.

Questo sistema applicato all’economia odierna mette in atto una ridistribuzione omogenea dei beni e del credito, in cui, come si deduce dalla teoria di Gaël Giraud nel libro “Transizione ecologica”, il credito viene considerato un mezzo e non una finalità per realizzare un cambiamento a vantaggio di tutti

Un nuovo modo di fare economia | La transizione ecologica come arma per la Green Economy

In ecologia, da cui è tratto il metodo operativo della Green Economy, gli equilibri vengono creati e distrutti in continuazione per creare una sintesi perfetta tra beneficio e rischio, causa ed effetto. Questo sistema applicato all’economia odierna mette in atto una ridistribuzione omogenea dei beni e del credito, in cui, come si deduce dalla teoria di Gaël Giraud nel libro “Transizione ecologica”, il credito viene considerato un mezzo e non una finalità per realizzare un cambiamento a vantaggio di tutti. Eppure l’innovazione tecnologica e politica in grado di condurre l’Europa e le altre potenze economiche mondiali verso una cultura dei consumi più consapevole non può trascendere da una riforma ecologica. Dopo il tracollo degli ultimi 8 anni, l’economia mondiale sta cercando e ritrovando pian piano un nuovo equilibrio. Proprio in questo momento di rinascita la transizione ecologica di cui parla Giraud sarebbe ideale per iniziare a pensare ad un nuovo modo di fare economia.

Per Macron, già ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale dal 2014 al 2016, la rivoluzione ecologica non è affatto scollegata dalle problematiche sociali che affliggono l’Europa in questi ultimi anni, come le ondate migratorie e il terrorismo

Il programma per l’ambiente e la transizione ecologica di Macron

Di transizione ecologica parla anche Macron nel suo “Programma per l’ambiente e la transizione ecologica”, articolato in sei capitoli che comprendono le misure da adottare per applicare un cambiamento che dirotti ad un’economia verde. Per Macron, già ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale dal 2014 al 2016, la rivoluzione ecologica non è affatto scollegata dalle problematiche sociali che affliggono l’Europa in questi ultimi anni, come le ondate migratorie e il terrorismo. C’è chi parla di utopie lontane da una realizzazione concreta, perlomeno nell’immediato, ma le teorie di Macron sono perfettamente in linea con una idea di economia attuale, che necessita in tempi brevi di riforme consistenti in cui l’ambiente sia concepito come contenitore di paesaggio, uomini e tecnologia ugualmente importanti nella produzione e circolazione dei beni.

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Probabilmente proposte come questa vedranno la luce tra qualche anno, in una previsione più realistica tra diversi decenni, ma la transizione ecologica avrà una portata pari a quella della rivoluzione industriale avvenuta nel XIX, come spiega anche Giraud

La rivoluzione ecologica ribalta le politiche di produzione | Le previsioni di Gaël Giraud

Per mettere sotto osservazione gli obiettivi di questa enorme rivoluzione è sufficiente fare l’esempio, semplice e concreto, dell’introduzione di un bonus per incentivare la compravendita di elettrodomestici durevoli e penalizzare quella di prodotti realizzati per essere gettati nella spazzatura dopo pochi anni di utilizzo. Un’azione di questo tipo vorrebbe dire ribaltare le politiche di produzione dei maggiori brand presenti sul mercato, le strategie di business che vanno per la maggiore e le abitudini dei consumatori.

É una rivoluzione radicale che ha bisogno di tempo e di qualche sacrificio per essere attuata. Probabilmente proposte come questa vedranno la luce tra qualche anno, in una previsione più realistica tra diversi decenni, ma la transizione ecologica avrà una portata pari a quella della rivoluzione industriale avvenuta nel XIX, come spiega anche Giraud. Quando avverrà, termini come “commercio equo e solidale”, “green thinking” e la tanto bistrattata Green Economy non saranno concepiti solamente come un retaggio di una certa cultura elitaria totalmente scollegata dalle reali esigenze della popolazione del pianeta Terra.

 

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A Londra il World Built Enviroment Forum affronta i temi delle nuove tecnologie che cambieranno il modo di fare economia

All’evento londinese le novità sul futuro dell’economia e le leve che muoveranno il mercato del 21° secolo. Che ruolo avranno le nuove tecnologie, i cambiamenti climatici e la ridefinizione dei confini di territorio e città

 

World Built Enviroment Forum | L’evento dedicato alle nuove tecnologie che cambiano l’economia

Londra ospiterà il 23 aprile 2018 un evento globale di grande rilievo per monitorare i grandi cambiamenti che stanno investendo il mondo dell’economia in questi ultimi anni. I temi del World Built Enviroment Forum, che si terrà in 2 giorni, dal 23 al 24 aprile, saranno dedicati alle nuove tecnologie che cambieranno il modo di acquisire conoscenze necessarie per impostare strategie di business – come la moneta elettronica e la cyber security – ma anche l’intelligenza artificiale e di come essi influiranno sulle macro-economie e sull’urbanizzazione delle nuove città.

Le città del futuro tra geopolitica e gestione dei dati

L’evento, al quale parteciperà JB Straubel, il co-fondatore di Tesla, sarà un global network per tutte le professionalità coinvolte nei temi trattati, cioè sviluppatori e fornitori di servizi che vogliono trarre dai nuovi trend prospettive in grado di intercettare soluzioni di successo per il mercato del futuro. La gestione dei dati e la tecnologia, così come il rapporto tra geopolitica e mercato, saranno gli argomenti sui quali riflettere per capire i cambiamenti che interessano le città del futuro.

I temi del World Built Enviroment Forum, che si terrà in 2 giorni, dal 23 al 24 aprile, saranno dedicati alle nuove tecnologie che cambieranno il modo di acquisire conoscenze necessarie per impostare strategie di business

Il ruolo delle metropoli nella distribuzione del potere di compravendita | Decentramento delle funzioni grazie ai trasporti di ultima generazione

In un mercato in evoluzione anche quello immobiliare cambia, attraverso una ridistribuzione del tessuto urbano e novità importanti che riguardano le infrastrutture impiegate per favorire lo scambio di merci e il mercato tra Asia ed Europa. Le città cambieranno anche grazie a strategie che faranno sì che gli ambiti urbani più periferici saranno in grado di godere degli stessi servizi e facilitazioni del centro urbano. Case study per immaginare uno scenario possibile sarà presa ad esempio la città di Londra, ma anche altre città europee o metropoli come Tokyo o New York, le quali economie fanno girare intere nazioni o continenti. Il loro ruolo politico, come afferma George Bull, non sorprende. Si potrebbe ripartire con un decentramento delle metropoli, riconsiderando le distanze e i mezzi di locomozione per raggiungere un polo all’altro della città. In questo le nuove tecnologie applicate ai trasporti giocano un ruolo decisivo: accorciando le distanze si accorciano anche le differenze.

Le città cambieranno anche grazie a strategie che faranno sì che gli ambiti urbani più periferici saranno in grado di godere degli stessi servizi e facilitazioni del centro urbano

La casa prefabbricata e modulare rivoluziona il mercato immobiliare: le novità al World Built Enviroment Forum di Londra

Se in città le cose stanno già cambiando, anche nel mercato immobiliare i trend dettano nuovi equilibri, a partire dalla costruzione delle case. Le strutture modulari e prefabbricate saranno un must nei decenni a venire, mentre anche nelle strade, con le automobili che si guidano da sole, autonome o semi-autonome, si ridefiniranno ancora una volta i confini tra tempo e distanza. Tesla già sta testando modelli automatici di automobile in California e a New York. Non si tratta di futuro prossimo, ma di realtà molto vicine al presente.

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Le strutture modulari e prefabbricate saranno un must nei decenni a venire, mentre anche nelle strade, con le automobili che si guidano da sole, autonome o semi-autonome, si ridefiniranno ancora una volta i confini tra tempo e distanza

Cosa cambierà nel commercio del 21° secolo? Le conseguenze delle catastrofi naturali e la ridefinizione dei confini territoriali

Anche l’ambiente naturale avrà il suo peso al World Built Enviroment Forum, soprattutto nella prospettiva delle ultime catastrofi naturali che ultimamente hanno afflitto la terra e hanno avuto un peso notevole nell’economia dei paesi coinvolti. Il Summit è quindi un evento da non perdere per capire quali saranno le leve che muoveranno le dinamiche che influenzeranno il commercio del 21° secolo e dedurre che, proprio come avvenne all’epoca di Cristoforo Colombo e Marco Polo, è il viaggio che fa la differenza, non la destinazione.

 

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Le alternative ai piatti di plastica | Da Naturanda fibre naturali e smaltimento nella carta

Il destino delle stoviglie di plastica tra smaltimento nell’indifferenziata e inconvenienti nel secchio della spazzatura. Oggi esistono delle alternative e come è successo per la progettazione di altri prodotti eco-compatibili, l’Italia è in prima linea

 

Piatti di plastica: croce e delizia delle domeniche in famiglia

I piatti di plastica potevano essere un incubo per casalinghe e single di ritorno fino a qualche anno fa. Una volta utilizzati, non potevano essere gettati nei bidoni per la raccolta della plastica e andavano a produrre volume consistente nei sacchi dell’indifferenziato al quale erano destinati. Coltelli e forchette in plastica erano inoltre un’arma impropria che andava a bucare regolarmente il sacchetto dei rifiuti e piatti e bicchieri occupavano circa metà del volume del sacchetto, soprattutto se venivano utilizzati ogni giorno o comunque con regolarità.

Insomma, una famiglia di quattro persone che si organizzava con posate e piatti di plastica per un pranzo sapeva già il destino che l’attendeva dietro l’angolo: andare a buttare il sacchetto dell’indifferenziata stracolmo lo stesso giorno o al massimo la mattina seguente.

Coltelli e forchette in plastica erano un’arma impropria che andava a bucare regolarmente il sacchetto dei rifiuti e piatti e bicchieri occupavano circa metà del volume del sacchetto

Tuttavia i piatti di plastica – meglio conosciuti come piatti usa e getta – soprattutto per chi non ha la lavastoviglie possono essere molto utili e fanno risparmiare tempo e fatica ai seguaci del pranzo surgelato o in scatola che non devono far altro che aprire il microonde o sporcare una padella per avere un piatto pronto e fumante.

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Le nuove direttive e il via libera ai piatti di plastica nei cassonetti della plastica | Inconvenienti e alternative di un prodotto apprezzato da tutti i seguaci del pranzo mordi e fuggi

Oggi le cose sono cambiante un po’ e la fama dei piatti di plastica, complici anche gli inconvenienti sopra citati, sembrava destinata a scemare. Ma da quando una nuova direttiva ha permesso che anche posate e stoviglie di plastica possono essere gettate nei cassonetti della plastica, è tornata di nuovo la moda, tutta anni ’90, del “facciamo presto tanto ci sono i piatti di plastica”. E invece no. Perchè ora, prima di finire nella spazzatura insieme agli altri oggetti in plastica, i piatti e tutti gli altri oggetti simili devono essere accuratamente puliti. Non lavati, ma sicuramente passati con uno scottex per togliere i residui di cibo più grossolani.

Una soluzione arriva da un’azienda di Lucca, che produce stoviglie e posate in un materiale realizzato con fibre naturali

Quindi non c’è più un vero e proprio risparmio di tempo, poiché, se prima potevano essere gettati nell’indifferenziata tali e quali con avanzi di cibo annesso, ora occorre fare un po’ come si fa quando si metterebbero dei piatti di ceramica in lavastoviglie: bisogna pulirli un pochino. Una soluzione arriva da un’azienda di Lucca che produce stoviglie e posate in un materiale realizzato con fibre naturali, completamente biodegradabile e riciclabile, più resistente della plastica e da smaltire nel bidone della carta.

I piatti in fibra naturale che vanno smaltiti nella carta: monouso, atossici e di design

Gli utensili sono monouso, adatti per la cottura in forno al microonde e hanno colori e design di tendenza. L’azienda italiana che li fabbrica, Naturanda, si impegna per garantire la consumatore una materia prima 100% naturale, la produzione made in Italy e ridotto impatto ambientale anche per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ovviamente se la qualità di questi oggetti di eco-design è elevata, anche il prezzo sarà più alto dei tanto apprezzati piatti di plastica. Ma c’è da chiedersi se con tutti questi vantaggi, per sè e per l’ambiente, non vale la pena di investire in comodità e benessere. Infatti, anche il rischio di tossicità con il contatto con gli alimenti è nettamente inferiore o nullo rispetto ai prodotti corrispettivi in plastica, in caso di sfregamenti sulla superficie ed esposizione alle alte temperature di una pietanza bollente.

Naturanda si impegna per garantire la consumatore una materia prima 100% naturale, la produzione made in Italy e ridotto impatto ambientale anche per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro

Per ultimo, ma non meno importante, i piatti di Naturanda – disponibili in diverse varianti di colori pastello (che presto saranno accompagnati da una linea di contenitori, bicchieri e posate) – sono deliziosi con il loro design moderno e naive e non hanno nulla da invidiare a servizi di piatti in ceramica ultra chic. Per chiunque, cliente o fornitore, fosse interessato, può consultare la pagina del servizio clienti sul sito di Naturanda.

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Renata Fonte | La vittoria del legame con il territorio sulla speculazione edilizia

Dagli indiani d’America fino ad arrivare alla cronaca dei nostri giorni con la storia dell’assessore salentino, per ricordare il rapporto intimo e universale che lega gli esseri viventi con la propria terra di origine

 

Il legame con il paesaggio: un rapporto che va oltre gli status culturali

Da sempre esiste lo spirito di appartenenza alla propria terra d’origine. Gli indiani d’America difendevano con la loro vita il territorio nel quale la loro civiltà era nata e si era sviluppata. Oggi non è più così forte nei paesi occidentali questa spinta di autodeterminazione. Quando succede, a motivare l’amore verso la propria terra è più che altro la volontà di mantenere integre la propria cultura e il livello di benessere socio-economico annesso. In altre parole non è più tanto una questione di spazi da conservare, ma di abitudini e status culturali. Tuttavia il legame con il paesaggio che ci ha visto crescere è più forte di quanto si possa immaginare, ed è esistito ancora prima che l’uomo mise piede sulla terra, messo in atto da ogni forma di vita.

L’incarico di Renata Fonte e la lotta contro la speculazione edilizia

Gli indiani d’America sono stati uno splendido esempio di come l’uomo sia in grado di sostenere il rispetto per l’ambiente e per la natura, ma anche in tempi recenti ci sono state persone che sono state disposte a rischiare la vita per un pezzo di terra. Anche l’Italia ha i suoi eroi, in questo caso, eroine. Renata Fonte è tra questi.

Quando succede, a motivare l’amore verso la propria terra è più che altro la volontà di mantenere integre la propria cultura e il livello di benessere socio-economico annesso

La signora Fonte era una giovane donna di Nardò (Lecce) ed è stata assassinata all’età di 32 anni da due sicari, il 31 marzo 1984, mentre tornava a casa. Renata Fonte all’epoca era assessore alla Cultura ed alla Pubblica Istruzione di Nardò e le indagini confermarono che dietro al suo omicidio c’erano degli interessi di tipo economico che coinvolgevano l’area naturalistica di Porto Selvaggio come località prescelta per l’imminente costruzione di un villaggio turistico con annessa zona residenziale.

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Impedì con gli strumenti a sua disposizione in qualità di assessore alla Cultura l’inizio dei lavori per l’insediamento del villaggio turistico in quella località così importante per il valore rilevato dai cittadini

L’assessore Fonte aveva promosso con azioni concrete la conservazione allo stato brado dell’area di Porto Selvaggio, una parte di costa esteticamente incantevole e di altrettanto valore paesaggistico. Impedì con gli strumenti a sua disposizione in qualità di assessore alla Cultura l’inizio dei lavori per l’insediamento del villaggio turistico in quella località così importante per il valore rilevato dai cittadini e dalla stessa Renata Fonte, legata in maniera particolare alla propria terra di origine.

Le minacce all’assessore dei beni culturali Fonte e la sfida alla criminalità organizzata del Salento

Nonostante gli atti di intimidazione perpetrati per ravvisare la donna del pericolo che avrebbe incontrato se avesse perseverato nella sua volontà di retrocedere e ostacolare gli obiettivi di speculazione edilizia programmati da tempo, nulla fermò il lavoro della giovane, che promosse con determinazione un adeguamento del piano regolatore delle zone coinvolte al fine di tutelarne i beni paesaggistici. Per far ciò, l’assessore entrò in conclamato contrasto anche con la fazione politica della quale faceva le fila dal 1982, l’allora Partito Repubblicano Italiano. L’epilogo della vicenda rimise l’ordine nella gerarchia del potere delle mafie nel Salento. Renata Fonte, dopo l’ultimo avvertimento, fu trovata morta all’ingresso della sua abitazione una sera di marzo del 1984. Aveva iniziato da pochi anni il suo nuovo incarico come assessore. A lei è dedicata una stele a Porto Selvaggio, divenuto poi parco naturale.

Renata Fonte, dopo l’ultimo avvertimento, fu trovata morta all’ingresso della sua abitazione una sera di marzo del 1984

Il parco naturale di Porto Selvaggio | Il patrimonio morale di Renata Fonte

Renata Fonte era una donna bella, aveva una famiglia e una vita borghese, eppure, per sentirsi una persona a tutti gli effetti, aveva avuto bisogno di altro. Non di un amico, non di una fede, ma di un luogo. Il luogo in cui era nata e la cui bellezza e verità difese con la sua stessa vita. Tanto era importante il valore che esso rappresentava, per lei e per il futuro che prospettava con ottimismo per la sua terra. Grazie, Renata.

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Dalla Bio-On di Bologna arrivano le microbioplastiche in grado di ripulire le acque dall’inquinamento da idrocarburi

Le microbioplastiche sono una valida alternativa alle comuni microplastiche, molto dannose per l’ambiente e per l’uomo. La tecnologia italiana accellera il naturale processo di degradazione messo in atto dai batteri che si nutrono delle plastiche biodegradabili

 

Le microplastiche nei mari per centinaia di anni | I danni per l’uomo e per l’ambiente

Le microplastiche rappresentano una delle prime fonti di inquinamento per i nostri mari. Si tratta di particelle molto piccole, di alcuni micron di diametro, che inquinano l’atmosfera terrestre con un processo che ha origine nelle acque reflue e finisce con il contatto diretto con l’uomo, che è l’ultimo tassello della catena alimentare e altresì vittima dell’inquinamento di mari e fiumi. Le microplastiche, utilizzate abitualmente dall’industria cosmetica per la produzione di dentifrici, creme, smalti e molto altro, non sono infatti solo inquinanti ma anche estremamente dannose per l’organismo umano.

Microplastiche bio | l’evoluzione Bio-On delle plastiche biodegradabili

Tra le materie plastiche che finiscono in mare le microplastiche, proprio per la loro dimensione ridotta, sono più insidiose perchè meno facilmente rintracciabili. Vengono immesse nei mari insieme alle plastiche più voluminose e insieme costituiscono la “zuppa” che vi albergherà per centinaia di anni. Anche le bioplastiche, seppur più adatte allo smaltimento da parte dei microrganismi presenti nell’habitat marino, sono inadeguate per risolvere in maniera efficace il problema dell’inquinamento delle acque reflue.

Le microplastiche, utilizzate abitualmente dall’industria cosmetica per la produzione di dentifrici, creme, smalti e molto altro, non sono infatti solo inquinanti ma anche estremamente dannose per l’organismo umano

Il riciclo dei materiali nell’economia 4.0| L’Italia tra i primi in Europa

L’Italia, una dei primi stati in Europa per la produzione di bioplastiche, è anche stata la prima al mondo a inventare un tipo di microplastica bio, realizzata con un materiale naturale e biodegradabile. Fin qui tutto “normale”, poiché anche le altre tipologie di plastiche compostabili hanno questa peculiarità. La novità in questo caso è nella capacità delle particelle di bioplastica di creare nel mare una struttura adatta a ospitare i batteri che si nutrono di questo materiale, innescando un processo biodegradativo che si risolve nell’arco di poche settimane.

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La tecnologia che guida questo meccanismo è la Minerv Biorecovery, l’azienda produttrice è la Bio-On di Bologna e i test di validazione per testare la sua efficacia sono stata condotti dall’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del CNR di Messina. Si apre in tal modo un nuovo scenario nel mondo dell’economia circolare, che mette in atto il maggior numero di azioni possibili per riciclare, riutilizzare i materiali e processare quelli dannosi per l’ambiente e per l’uomo, eliminandoli dal ciclo degli ecosistemi terrestri.

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Casa sulla Cascata di Wright | La decadenza di Falling Water in sincronia con i cambiamenti del paesaggio

Dopo tanti anni, anche la Casa sulla Cascata ha iniziato il suo declino strutturale, che avviene però insieme all’alternarsi dei fenomeni naturali, rivelando ancora una volta il rapporto autentico tra paesaggio e l’architettura di Wright

 

La casa sulla cascata di Wright | il valore unico di un’architettura integrata con la natura

Ancora incanta, con la sua forma perfettamente integrata con la natura circostante, la Casa sulla Cascata dell’architetto americano Frank Lloyd Wright. L’opera si trova a Bear Run in Pennsylvania, negli Stati Uniti, e la sua realizzazione terminò nel 1939. Un’accostamento di volumi inediti richiama l’andamento dei monti boscosi del paesaggio della Pennsylvania in un’armonia che rapisce chiunque abbia la fortuna di andare lì, sul posto. Anche chi non conosce nulla di architettura e della corrente razionalista nella quale è stato classificato il processo ideativo dell’edificio, ne percepisce il valore unico.

Un’accostamento di volumi inediti richiama l’andamento dei monti boscosi del paesaggio della Pennsylvania in un’armonia che rapisce chiunque abbia la fortuna di andare lì, sul posto

La Casa sulla Cascata, o FallingWater, è stata definita la più grande opera architettonica americana non solo del 900. Del resto la corrente architettonica del razionalismo e organicismo è ancora oggi la matrice che guida la progettazione degli edifici contemporanei. Scomponendo e ricomponendo gli elementi degli edifici li ha riconciliati con l’ambiente fino a renderli un organismo unificato. Anche le case modulari che ora vanno molto di moda, sia per la loro versatilità che per le loro qualità eco-strutturali – hanno molto a che vedere con le correnti filosofiche che negli anni ’30 furono la colonna portante della scuola Staatliches Bauhaus – il razionalismo e il funzionalismo.

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Le dinamiche che determinarono l’affossamento della struttura furono risolte con un post-tensionamento del calcestruzzo, ma si ritenne opportuno non modificare la geometria dell’edificio

I problemi strutturali e i lavori dopo più di 40 anni dalla realizzazione | Il decorso dei cambiamenti insieme ai fenomeni naturali

Negli anni ’90 la Western Pennsylvania Conservancy ha messo a punto un programma di restauro della Casa sulla Cascata di Wright per porre rimedio a certi problemi strutturali che emersero già durante la realizzazione dell’opera. L’edificio è infatti stato costruito quando la tecnica del calcestruzzo armato non era ancora largamente utilizzata e apprezzata. La struttura, dotata di diverse terrazze in contropendenza con il terreno, subì una deformazione che interessò proprio le terrazze stesse, che si abbassarono di quasi 20 centimetri. Le dinamiche che determinarono l’affossamento della struttura furono risolte con un post-tensionamento del calcestruzzo, ma si ritenne opportuno non modificare la geometria dell’edificio.

Ora FallingWater è di nuovo stabile, più o meno, ma rimane in bilico. Di fronte alle cascate dove è stata eretta ha accusato in maniera egregia i segni del tempo ma, come del resto tutti gli elementi del paesaggio insieme ai quali sopravvive da decenni, si è mostrata fragile. L’architettura visionaria di Wright conserva nella sua bellezza l’alternarsi delle stagioni e un rapporto risolto con la natura. Nella sua fragilità appare come una vecchia e saggia signora affacciata alla finestra che si gode lo spettacolo della vita, pur facendone essa stessa parte.

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Green Thinking e ambiente. Quanto il pensiero verde ha a che fare con la sostenibilità e quanto ha assorbito dalla cultura popolare

Parlando di “Green Thinking” è utile chiarire il significato di questo termine. I vocabolari ci danno un risultato parziale. Molto di più possiamo dedurlo dagli eventi di attualità e dallo slang, ovvero dai modi di dire entrati a far parte del linguaggio metropolitano

Green Think | Un’idea di nuovo che parte dalla natura e arriva fino alla sostenibilità

Green”, verde in italiano, è un parola che nella cultura anglofona viene associato a qualcosa di fresco, giovane e pieno di energia. “Nuovo”, se vogliamo tradurlo con un solo concetto. L’accezione è dunque positiva, soprattutto se viene associata anche all’idea di ambiente. In questo caso, “green” ha che fare con tutto ciò che riguarda le problematiche dell’ambiente e la conservazione delle risorse naturali.

Nel 1997 durante il Protocollo di Kyoto il tema della “Green Economy” viene alla ribalta. Alla parola “Green” viene affiancato un significato molto ampio, che tocca non solo la disciplina unica dell’economia, ma l’idea della stessa che ne viene rivoluzionata. L’economia verde mira alla salvaguardia dell’ambiente tramite dei provvedimenti messi in atto per ridurre l’impatto delle attività umane su di esso. I mezzi con i quali pretende di attuare tale obiettivo sono diversi, tra questi troviamo la riduzione dei consumi, il riciclo dei materiali e l’uso di energie rinnovabili.

Alla parola “Green” viene affiancato un significato molto ampio, che tocca non solo la disciplina unica dell’economia, ma l’idea della stessa che ne viene rivoluzionata

Tecnologia e lavoro | le declinazioni del termine “Green” nell’immaginario collettivo e nel quotidiano

Vien da sé che il protocollo di Kyoto, come avvenne in un’altra occasione negli anni ’80, ha sensibilizzato la coscienza delle persone sul tema dell’ambiente. Ma ha suscitato anche una certa curiosità da parte del pubblico non anglofono nell’utilizzo del termine “Green”. Le possibili combinazioni con altre parole hanno creato nuovi significati. Come succede con tutti fenomeni che hanno un seguito nell’immaginario e nel quotidiano delle persone, anche la parola Green, proprio nella sua traduzione in inglese, è stata declinata tante volte, sia dagli addetti ai lavori che nello slang cittadino. “Green Buildings, Green Job, Green Reasons, Green Tecnology e così via.

Libertà di espressione e dalle convezioni sociali | Il Green Thinking neutro e rivoluzionario

Dopo circa venti anni dal protocollo di Kyoto e dopo secoli di storia della lingua inglese, “green” significa ancora “verde” e “proteso verso il nuovo” , ma anche “dotato di coscienza”. Non solo. Allontanandoci un po’ dalle accezioni “politicamente corrette” finora elencate, “Green” in alcune parti del mondo può voler dire anche “when somebody is hatin or bein wrong”, ovvero quando qualcuno ha torto oppure disprezza qualcosa. “Green” è associato altresì alla cannabis, ai soldi ed al sesso.

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Si tratta di gergo ovviamente, ma mette in luce un aspetto importante del significato del termine, quello della sua neutralità rispetto alle imposizioni sociali e alle correnti di pensiero più popolari o eticamente convenienti.

Oggi il “Green Thinking” è divenuto, a dispetto dell’alternarsi delle mode e dell’amore per una economia più sostenibile, un baluardo di libertà e di speranza

Chi pensa “Green”, in poche parole, potrebbe anteporre gli interessi di un’idea alle persone o alle cose. Si tratta di un pensiero libero e indipendente, che sia dentro o fuori dal coro. Il pensiero verde di cui parlavamo all’inizio è il connubio di tutti questi significati. Oggi il “Green Thinking” è divenuto, a dispetto dell’alternarsi delle mode e dell’amore per una economia più sostenibile, un baluardo di libertà e di speranza. Una nuova rivoluzione, dopo quella che ci fu negli anni ’70, dove l’individualismo tenta un felice connubio con il benessere collettivo. E talvolta riesce nell’impresa.

 

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L’intelligenza artificiale aiuta l’ambiente a interagire con l’uomo. I nuovi modelli di progettazione delle città

L’Intelligenza Artificiale sta già rivoluzionando il mondo della tecnologia con dispositivi in grado di compiere azioni complesse senza l’aiuto dell’uomo. Ma l’ambiente come sta cambiando rispetto a questo?

L’ambiente si adegua all’uomo | le prospettive dell’Intelligenza Artificiale

Per millenni la vita ha cercato di adeguarsi all’ambiente con tutti i mezzi messi a sua disposizione. La resilienza, ovvero la capacità di adattamento nonostante le avversità, è una prerogativa che ha permesso alle specie di sopravvivere al clima e ai predatori, di riprodursi e arrivare fino ai tempi odierni. Una forma di intelligenza, per dirla come Albert Enstein, che definì questo termine tanto blasonato come la “capacità di adattamento nelle situazioni di necessità”. In altre parole, tanto più un organismo modula le sue attitudini in base alle condizioni dell’ambiente in cui si trova, tanto più ottimiste saranno le sue aspettative di sopravvivenza.

La resilienza, ovvero la capacità di adattamento nonostante le avversità, è una prerogativa che ha permesso alle specie di sopravvivere al clima e ai predatori, di riprodursi e arrivare fino ai tempi odierni

Se, fin dall’inizio della vita sulla terra, è stata la vita ad adattarsi all’ambiente, ora, con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, si prospetta l’evento inverso, nel quale l’ambiente, dotato a sua volta dall’uomo di intelligenza, e quindi di una capacità di adattamento, sarà esso stesso a conformarsi in base alle esperienze dell’uomo. Fantascienza? No, assolutamente.

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Internet Of Things e Intelligenza Artificiale | Le città del futuro saranno frutto di un progetto portato a termine con l’aiuto dell’ambiente

In un futuro prossimo le macchine saranno in grado di recepire una grande quantità di dati dall’ambiente e configurare in maniera autonoma azioni e meccanismi senza l’intervento dell’uomo. L’intelligenza artificiale delle macchine sarà frutto dell’interazione di tipo fisico o digitale con l’uomo. Non ne sarà dunque estranea. Le città del futuro avranno una coscienza propria e potremo dialogare con loro in maniera più consapevole. Di contro, l’uomo sarà ancora più responsabile della salute dell’ambiente poiché ne sarà co-artefice.

L’intelligenza artificiale, insieme all’Internet Of Things e alla realtà aumentata sarà sempre più presente nelle nostre case, nei nostri dispositivi e nelle nostre città. Non solo supporterà l’uomo nelle fasi realizzative di un progetto, ma anche nella sua ideazione. Milioni sono i dati recepiti dai moderni devices e il loro utilizzo sarà messo a disposizione delle macchine per creare metodi complessi di risoluzione di quesiti.

L’ambiente, dotato a sua volta dall’uomo di intelligenza, e quindi di una capacità di adattamento, sarà esso stesso a conformarsi in base alle esperienze dell’uomo

Un esempio odierno di Intelligenza Artificiale nell’ambiente costruito: Il BIM

Un esempio è il BIM (Builiding Information Modeling). Attraverso l’integrazione dell’A.I.(Artificial Intelligence) nei processi strategici di pianificazione, sarà possibile migliorare la produttività nelle aziende che si occupano di terreni, infrastrutture e immobili. Il BIM (Builiding Information Modeling) aiuta a monitorare in modo più efficiente rispetto ai metodi tradizionali il livello di qualità dell’ambiente costruito nella sua interezza. Di questa e altre soluzioni per introdurre l’AI nel Facility Management nel settore delle costruzioni si è parlato nel rapporto Artificial Intelligence in the Built Environment (L’Intelligenza Artificiale nell’ambiente costruito).

 

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Smaltimento dei rifiuti | Perchè le bioplastiche non sono una soluzione per eliminare la zuppa di plastica nel mare

Anche se la tecnologia progetta e mette a punto nuovi materiali con un impatto ambientale minore, le proprietà meccaniche e i costi contenuti per la sua lavorazione rendono la plastica nella sua versione tradizionale un prodotto ancora insostituibile nel settore della biomedicina, dell’elettronica e dell’industria alimentare

La catena polimerica che costituisce la plastica | L’origine organica del materiale più utilizzato al mondo

La definizione scientifica di plastica è “materiale polimerico”, ottenuto cioè da una processo chiamato appunto polimerizzazione che vede le molecole base – i monomeri, formare catene più o meno lunghe. Grande rilevanza per la classificazione delle proprietà chimico-fisiche dei polimeri è data dal peso molecolare di ciascuna catena polimerica. In genere questo peso è significativo rispetto ad altri materiali di origine organica – quale la plastica è – e contribuisce alla difficoltà di degradazione nell’ambiente della plastica.

L’alternativa alla plastica | Bioplastiche e plastiche biodegradabili non sono una soluzione per il problema della “Zuppa di plastica” negli oceani

La maggior parte dei rifiuti derivati dalla plastica, una volta immessi nell’ambiente, non viene attaccata dai microrganismi in tempi ragionevolmente rapidi e impiega centinaia di anni per degradarsi ed entrare nel processo di ecosistema. Bioplastiche e plastiche biodegradabili sono un’alternativa molto in voga negli ultimi anni, ma non sono una soluzione definitiva del problema dello smaltimento delle materie plastiche, che ogni anno produce tonnellate di materiale tossico da destinare a mari e fiumi.

Le bioplastiche sono ricavate da biomassa vegetale e non includono nella loro composizione componenti di origine fossile

Le plastiche biodegradabili possono essere attaccate con più facilità dai microrganismi deputati in natura a questa funzione, come batteri o funghi. Le bioplastiche sono ricavate da biomassa vegetale e non includono nella loro composizione componenti di origine fossile, a differenza della maggior parte dei polimeri attualmente in circolazione. Tuttavia il tempo di smaltimento di queste due tipologie di plastiche “Green” rimane piuttosto alto rispetto ai danni che provoca all’ambiente e agli ecosistemi che in esso abitano, come dimostra lo studio pubblicato dalla Unep (United Nations Enviroment Programme).

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Dicitura EN 13432 | La plastica biodegradabile e la plastica compostabile

Uno strumento che viene in aiuto al consumatore per capire se ha che fare con una plastica a basso impatto ambientale è la dicitura EN 13432, riportata sull’etichetta del prodotto. Le informazioni importanti da tenere d’occhio sono i tempi e le modalità di biodegradazione nell’ambiente. Se un materiale è biodegradabile alla stregua di un rifiuto organico è definito in etichetta “compostabile” e può essere smaltito tra i rifiuti dell’umido.

La larva mangia-plastica della ricercatrice italiana Bertocchini | Eliminare l’inquinamento con lo smaltimento integrale della plastica

Il passo successivo all’utilizzo delle plastiche di ultima generazione sarà quello di mettere a punto un sistema per uno smaltimento biologicamente sostenibile. Una scoperta epocale a tal proposito è quella fatta dalla ricercatrice italiana Federica Bertocchini: la presenza in natura di una tarma, la Galleria Mellonella, capace di mangiare e digerire la plastica. Attraverso un processo chimico la larva riesce a degradare i polimeri della plastica e i studi che hanno seguito la sensazionale scoperta sono atti proprio a individuare gli enzimi o i batteri presenti nell’apparato digestivo dell’animale che svolgono questa particolare funzione.

Attraverso un processo chimico la larva riesce a degradare i polimeri della plastica

In attesa dei possibili sviluppi di questa importante ricerca, portata avanti, oltre che dalla dott.ssa Bertocchini, anche dai biochimici Paolo Bombelli e Chris Howe e pubblicata su Current Biology, al consumatore etico non resta che seguire alla lettera le regole della raccolta differenziata, in cui l’Italia è tra i primi paesi in Europa.