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La rivincita dei poeti. Come il Coronavirus rivela il potere salvifico di una natura matrigna

Ci si sente più soli di fronte al nemico e vittime di una violenza senza ragione. Ma non tutto il male viene per nuocere

Il Nuovo Coronavirus è capitato tra capo e collo di una ripresa economica che investiva l’Europa a piccoli passi, dopo decenni di crisi. Il Coronavirus Covid-19 tuttavia, non insegna nulla di ciò che l’umanità non abbia già imparato secoli addietro. La prima lezione, quella più dura, è che la natura vince sull’uomo se questo rimane solo a combattere. La seconda lezione è quella che ci indica che, prima o poi, qualcosa va a discapito dei piani che ci siamo prefissati.

Un evento drammatico nella trama di un romanzo della poetessa e scrittrice americana Virginia Woolf – Mrs Dalloway – è la morte del poeta, il sognatore. Il poeta nel romanzo di Woolf è Septimus Warren Smith, personaggio in carne e ossa morto suicida, anima eterea e sensibile traumatizzata dalla guerra che ha sperimentato in prima persona. Nella genesi del racconto diventa il capro espiatorio di una società vigliacca, che – come accade nei gruppi sociali – cerca di convogliare insidie e problematiche mai risolte nel soggetto più indifeso e pronto ad accogliere il dramma collettivo sulle proprie spalle. Nelle comunità primitive era la vittima sacrificale, nel romanzo di Virginia Woolf è il poeta, cioè colui che nelle proprie gesta estreme rivela lo specchio di un disagio universale.

Tutti noi ci siamo sentiti in questi giorni, ognuno con il suo carico di aspettative disilluse, il sognatore violato di Virginia Woolf

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Le pandemie fanno riflettere sul significato della vita, perchè il killer è qualcosa di silenzioso e privo di morale. Non possiamo controllarlo, nè punirlo. Si aggira indisturbato dappertutto, laddove l’uomo non ha ancora prevalso con strumenti appropriati per eliminarlo. Di fronte alla natura, o meglio di fronte al destino siamo tutti potenziali vittime, non ci sono capri espiatori e, per fortuna, non piove sempre sul bagnato ma anche dove la terra di solito è asciutta. Accade l’impensabile e l’imponderabile. Proprio grazie a questi cambiamenti, l’universo intorno e dentro di noi si evolve e continua per la sua strada, il cui punto di arrivo non è alla nostra portata.

Il Covid-19 ci fa sentire tutti vittime senza colpa su un plotone di esecuzione che non risparmia nessuno. In questa amara circostanza ognuno si sente un poco il capro espiatorio del mondo intero, percependo i propri sogni e la propria innocenza sbriciolarsi di fronte al potere di questo virus di disporre della vita e della morte. Tutti noi ci siamo sentiti in questi giorni, ognuno con il suo carico di aspettative disilluse, il sognatore violato di Virginia Woolf: colui che il destino ha scelto per far progredire lo stato delle cose, per far sì che gli eventi cambino, che il dolore passi, che la vita si rinnovi e di nuovo fiorisca la gioia.

Nelle comunità rurali era la vittima sacrificale, nel romanzo di Virginia Wolf è il poeta, cioè colui che nelle proprie opere si rivela lo specchio di un disagio universale

Stavolta tuttavia è toccato a tutti e non allo “sfigato”di turno e forse, proprio per questo non ci va bene. In questa odissea che di straordinario ha ben poco, qualcuno si ritroverà a non avere la possibilità di ricevere cure appropriate, qualcuno invece avrà vicino le istituzioni, le persone e la scienza dalla propria parte. Forse, però, i poeti si sentiranno meno soli.

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